I libri di illustrazione sono cose fetenti. Chi li crede solamente per bambini non ha capito niente. Solo un adulto (che parolone) è in grado di comprenderli completamente.
Stasera dovevo andare dalla padrona di casa, alle 19. L’Hdemia però chiude alle 18, quindi ho vagolato finché non sono arrivata in una piccola libreria per l’infanzia nelle vicinanze.
(Per l’infanzia tua nonna, per l’infanzia.)
Ho poggiato la cartella accanto alla cassa e ho zompettato qua e là gnaulando perché ci sono i colori e i disegni e la bellezza, tra quelle pagine. Ho preso in mano diversi libri:
“I Paladini di Francia, ovvero il tradimento di Gano di Maganza.“
“Grandi amori sull’Olimpo.“
Vari sui draghi (GH).
E altri due di cui ora voglio parlare. Li ho letti così, senza darci peso.
(Senzadarcipeso tua nonna, senzadarcipeso.)
Il primo è “Dottor Lupo“: racconta la storia di una mamma coniglio che vaga alla ricerca di un dottore perché il figlio sta male. Purtroppo tutti i medici che incontrano (cane, gatto, topo…) non capiscono quale sia il problema, e loro vagano finché non giungono in una foresta. Qui un buon gufo va a chiamare il Dottor Lupo, ma la madre scappa spaventata perché di sicuro li mangerà. Scappa scappa, dopo cinque minuti (cit.) si accorge di non avere appresso il figlio, allora si fa coraggio e va verso la luce della casa tra gli alberi, dove devono essersi recati i due. Dalla finestra vede il dottore e il cucciolo seduti insieme a leggere un libro.
“E così la lepre scacciò il ghepardo dal villaggio.” – conclude il lupo.
“Evviva! L’ho detto io che loro vincono sempre!” – il coniglietto è felice perché le lepri sono cugine alla sua razza.
“Allora secondo te ogni lepre è saggia e ogni lupo cattivo?” – chiede il dottore.
Il cucciolo non risponde subito, ci pensa, poi vede alla finestra la madre e la saluta.
Alla fine si scopre che stava male perché aveva mangiato troppa torta di carote, e vanno via felici.
L’altro libro è “Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello“: racconta di come un bambino si ritrovi un ruscello sotto al letto grazie al nonno. Questo ruscello cresce, diventa fiumiciattolo, fiume nella giungla, foresta. Il bambino racconta di come lui e il nonno ci pescavano, di come gli avesse insegnato a giocare a rimbalzello. Poi un giorno apre la porta della camera e si trova sommerso da un oceano in burrasca, e in esso ci perde il nonno. Cresce, il ragazzino, e crescendo l’oceano si prosciuga fino a diventare una goccia, che lui raccoglie in ricordo del sé stesso bambino.
Da grande insegnerà a suo figlio come tenere un ruscello sotto al letto.
Sono fetenti, i libri d’illustrazione, perché sembrano innocui.
Sono solo disegni, sono solo colori e parole semplici semplici.
Ma si depositano, questi elementi, si depositano nel cuore e ci maturano, ci mettono radici che piano piano si prendono lo spazio, s’infoltiscono e crescono come il ruscello del secondo libro.
E poi finisce che mi ritrovo a piangere andando a casa della mia padrona di casa, senza sapere neanche perché. Non ho nemmeno la scusa di un premestruo o di un mestruo.
Ci sono solo io che piango.
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Non lo so, forse cerco un amore romantico e non me ne rendo conto. Certo però che non posso nemmeno lamentarmi. Non mi metto mai in gioco. Sempre quello è, il problema. Che poi in realtà mi innamoro tutti i giorni (proprio stamattina avevo trovato il genero perfetto per mia madre; miodioquellabarba). Ma mi metto tanti di quei pesi, addosso…e non me li levo perché alla fine mi fanno comodo, lo ammetto. Non mi metto in gioco perché mi costringo a convincermi che non ne ho bisogno. Bene. E ora che l’ho capito?
(Tra parentesi, sono tornata in pieno periodo APC. E se il mio corpo cerca inconsciamente sfogo nei bassi che prendono allo stomaco, vuol dire che sta per arrivare una crisi isterica di quelle violente e per niente produttive. Io li odio, gli esami. Mi fanno diventare femmina. Statemi lontani, voi che potete.)
Un’ultima cosa: per domenica è prevista neve. GH. ♥
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“Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello
lo teneva stretto in mano
all’orecchio, gorgogliava dolcemente
un fremito leggero d’ali di libellule
io l’ho nascosto in fondo al letto~”
Io mi sono commossa quando ho visto QUESTO: http://www.galluccieditore.com/index.php?c=scheda_bibliografica&id=283
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-Mela