“Questa giornata è iniziata male, sta continuando male e finirà male. #PORCOBUEO”
Questo era quello che pensavo 6 ore fa, alle 14.00, prima di uscire di casa per andare a lordarmi in Accademia.
Sono andata a dormire alle 6.30-7.00 con l’intenzione di alzarmi un paio d’ore dopo, che ho ancora un sacco di cose da fare (le tavole, porcamerda, quellefottutissimetavole). Mi sono svegliata alle 12.30. (No bene I.) Continuava a cadermi roba dalle mani e credevo di aver perso i soldi dell’affitto. (No bene II e III.) Mi è venuto il ciclo. (No bene IV, ma almeno spiega perché abbia dormito fino a mezzogiorno. Io non dormo MAI fino a mezzogiorno.) Non avevo disegnato niente di quello che dovevo disegnare, de novo. (No bene ∞.)
E vabbeh.
Tante belle prospettive di sviluppo, insomma.
Prima di uscire ho chiesto ai Lari in cucina, ad Apollo e ad Hecate di scusarmi, che metterò a posto sabato, però se per favore mi aiutano a superare questo periodo potrei evitarmi l’ulcera che temo di stare sviluppando. (E la mia faccia fa sempre più schifo.)
In Accademia ho inciso due lastre e ne ho ripresa un’altra. Però ho fatto solo due stampe (e in ammollo di fogli ne avevo 4, ma vabeh).
Su una delle lastre ci ho disegnato la nonna. Solo mezza faccia, taglio verticale. Ho fatto tante rughe e tante rughe. Quando l’ho mostrata alla prof, ha detto: “Ma sembra un’albero! Qua ci sono le radici.” e io, senza pensarci: “Eh, era un tipo molto così.” e lei: “Una tosta.”.
Ho annuito.
Non ci avevo mai pensato, a mia nonna in questi termini.
Era una quercia, lei, effettivamente. Metaforicamente e letteralmente (era ben piazzata, eh). Una matrona vecchio stile. Cinque figli immagino siano sempre cinque figli, mica pesci rossi.
A pensarla la ricordo sempre seduta dritta, sulla sedia del davanzale. Immota. Stava lì, punto di riferimento. Come un albero. (E immote erano anche le sue lamentele e l’angst e l’ansia, ma non è questo il punto.)
Sull’altra ci ho fatto il ritratto di Pandora (*C*). E’ venuta carina.
Non mi ricordo come si è sviluppato il discorso, ma prima di andare via ho detto “Almeno adesso [dopo più di un anno di stampe merdose a caso e brutte, nd] ho capito cosa sviluppare” e la prof “Eh, è perché è ciò che sei”.
C’è stato un movimento strano nel corpo, in fondo, tra lo stomaco e la spina dorsale. Forse un brivido.
“E’ perché è ciò che sei.”
Davvero posso dire di essermi trovata? Lo scopriremo solo continuando a provare coi ritratti.
(Dio mio, quanto mi piace tutto quello schifo. Le mani nere di bitume o inchiostro, la puzza di petrolio, gli acidi, il biancodispagna. Tutto così sporco. Tutto così IN PERENNE DIVENIRE.)
Qualche giorno fa avevo iniziato un post. Brutto. Faceva così:
“Look, if you had one shot, or one opportunity
To seize everything you ever wanted in one moment
Would you capture it or just let it slip?
Success is my only motherfucking option, failure’s not~”
– Lose Yourself, Eminem -
Cado. Cado tantissimo. Cado davvero tantissimo.
Non è bello per niente.
“Un passo indietro ed io già so di avere torto, e non ho più le parole.”
Sono ricaduta ad ascoltare i Negramaro, non so quanto la gravità di questa cosa sia percepibile.
E’ una di quelle sere (? notti? sono le 2.18 mentre scrivo) in cui finisco a fare autoanalisi (!) spinta dal senso di colpa e dalla procrastinazione. Perché sì, pur di non studiare do dà mangiare all’angst!troll che ho dentro. Ognuno ha momenti del genere, andiamo. Ogni tanto ci fa sentire “giustificati”, macinarci dentro.
“Come sempre sei, nell’aria sei, tu aria dai, e mi uccidi. Tu come aria in vena sei.”
Vorrei provarla, una sensazione del genere.
Stasera tornando a casa Euterpe mi ha trollata. (Euterpe è il mio lettore mp3. Euterpe è la Musa della musica, per chi non lo sapesse.)
Ero lì che caracollavo sulla via del ritorno, quando è iniziata “E’ stato un attimo”, di Mario Venuti. Leggiamo il testo:
“C’è stato un momento in cui
mi è sembrato capirci qualcosa
vederci più chiaro in mezzo alle trame che intreccia la vita
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.
C’è stato un momento in cui
si è mostrato il disegno divino
perfetto equilibrio tra tutte le forze
del bene e del male
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.
E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre.
C’è stato un momento in cui
si è intravista la meta lontana
la vera ragione del nostro passaggio su questo pianeta
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.
E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre
E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre~”
…minchia (1) Mario. Minchia.
Subito dopo c’è stata “Fade to black”, coverata dagli Apocalyptica. E’ solo strumentale, ma leggiamo comunque il testo dei Metallica:
“Life, it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters, no one else
I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free
Things not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this can’t be real
Can’t stand this hell I feel
Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now he’s gone
No one but me can save myself, but it’s too late
Now I can’t think, think why I should even try
Yesterday seems as though it never existed
Death greets me warm, now I will just say goodbye, Goodbye~”
…minchia (2).
Subito dopo, “Tutti a casa” dei Velvet. Leggiamo il testo.
“Ho un’infinità di cose da dirmi e
non trovo le parole.
Quelle più giuste
ho il coraggio di dirmele,
le più sincere no.
Posso fare a meno di me
lo posso dimostrare
io senza me posso andare a mare e
mi troverei divertente
insieme a tanta altra gente
come me.
Anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
ci riproverò
sono me stesso quando non mi imito
e non mi vesto bene
(come vesti tu)
se il mio cane non dimostra affetto
allora è come me
io posso avere un difetto
ma è da dimostrare
io senza me posso anche giocare
a fare il nuovo presidente
di un popolo che non conta niente
anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
tutti a casa
anche se solo io non ci sto
continuerò all’infinito
a vivere da solo ancora
se non va bene allora
ci riproverò
anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
tutti a casa
anche se solo io non ci sto
continuerò all’infinito
a vivere da solo ancora
se non va bene allora
ci riproverò~”
…minchia (3).
Mi sono sentita un po’ trollata. Che sia merito di Euterpe, Hecate, Apollo o i Lari, grazie.
Ringraziateli sempre, i vostri dèi. Ringraziate sempre chi vi circonda. Non c’è abbastanza gratitudine nel mondo, solo sempre più avidità.
(Per ascoltare bisogna fare attenzione.)
(Per ascoltare bisogna volerlo.)