Paper Man (2009)

“Never wanted to feel this pain.
Never watned to feel so sad.
Never wanted to feel this way.
Today.
Today.
Today.”

- Bluebird of Happiness, Mojave 3 -

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- Are we unhappy, or are we just pretending to be unhappy?
- What do you mean?
- Are we just pretending to be unhappy to add drama to our lives so that we seem somehow more substantial? I mean, think about it: our lives are embarrassingly easy. We’ve got plenty of money. We got friends. Well, you’ve got friends. There are people out there who have real problems, you know, real reasons to be unhappy. I mean, I could be a coal miner dying of black lung or something. You could be a Cincinnati crack whore on food stamps.
- What?
- I don’t know. Doesn’t it feel like we’re faking it, our unhappiness?
- No. No, it’s real. It’s very real.

- You’re useless.
- Yes.
- You’re totally useless.
- Yes, I am.
- What is wrong with you?
- I don’t know what to do with my hands!
- Jen and my sister and Liv all envied me. I had the one who made me laugh. What happened? I don’t know what happened.
- You stopped laughing.

- I don’t know what we were so unhappy about. I mean… what could we have been so unhappy about? Eight… I guess you’re too young to know that you can get over anything.

- I have a problem with my hands.
- What do you mean?
- They won’t do what I want them to do.
- What do you want them to do?
- Anything. I don’t know, something useful. I want them to build something or make something.

- I just wanted a little warm thing, something simple I could start with, a single relationship with a person that was new and pure, where I could be me and they could be them, and that was all that was expected. And we could build this world where there was someone else other than me to think about and be about, the relief of being able to give the world to someone else and just let it be theirs, let them have their turn, so it doesn’t end with me.
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Aprirti lo stomaco davanti a uno sconosciuto quando non lo fai nemmeno davanti a te stessa non e’ una cosa facile.

For the night is dark and full of terrors

“Regrets collect like old friends
Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play
And every demon wants his pound of flesh~”

- Shake it Out, Florence and the Machine (Glee Cast Version) -

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The night is dark and full of terrors“, ed e’ tutto dentro di te.
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Sono inciampata e ci ho messo troppo tempo per rialzarmi.
Sono indietro, lo sono sempre stata.
Questa volta credevo di potercela fare, a camminare con tutti gli altri. Invece no.
No.
Se il mio tempo mi impedisce di vivere con gli altri, allora non e’ meglio spingere di piu’?
A volte il solo pensare di andare a lezione mi fa venire da vomitare. (A volte? Praticamente sempre, ormai.)
Non vado in Accademia da piu’ di due settimane, mi vergogno persino di controllare gli aggiornamenti sul sito.
“Se non vedo, non succede nulla”, una stronzata del genere. Dio santo, perche’ sono cosi’ debole? Pensavo che lasciate le superiori finalmente sarei riuscita a camminare come si deve.
Merda.

Ho provato ad allontanarmi da tutti, perche’ ho vergogna di me stessa. Perche’ non volevo ascoltare le ovvie cose che mi avrebbero detto, che me le dico anche io, tutti i giorni; ma poi tiro la tenda e faccio finta di no. Invece se me le dicono gli altri devo guardarle, farci i conti. Non posso piu’ fare finta di no.
Non volevo pesare su chi mi sta intorno, e alla fine ci sono caduta addosso con tutto il peso. Questo, mi sento di essere, un peso.

Mi odio.

Cambiare vuol dire farsi del male. Mi si stanno contorcendo le viscere, non riesco neanche a stare seduta dritta, e non capisco se e’ per il ciclo, per qualcosa che ho mangiato, o per domani. Alla fine ho ceduto e ho chiesto l’aiuto di un analista.

(Mi odio?)

Ho paura, porca puttana, ho una paura boia. Ho cosi’ paura che mi tremano le mani. Ho cosi’ paura da piangere.
(Pero’ lo so che “If you want to get by, NO PAIN NO GAIN“.)
(…)
(Lo so, ma vaffanculo.)

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Per concludere con coerenza, uno schizzo veloce di Arya e Gendry che limonano, nel futuro. (Sempre ammesso che Martins non li ammazzi prima.)

Ti raccontero` una storia e altri pensieri a caso di quando fai l`autistico

E` di una violenza gentile allucinante.
Sembra quasi di stare ascoltando le sirene.

Kashiwa Daisuke – April#02

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Riempiro` il tuo mondo dei sogni che non sai di avere.

Non e` del tuo amore che ho bisogno, ma del tuo colore.

Quante cose si possono dire usando solo dei colori?

Quando tu mi guardi, non e` solo colore quello che ti do`. E` una vita intera.
(E io ti parlero` coi segni, perche` e` l`unica voce che so usare.)
(Perche` e` l`unica voce con cui riesco ad urlare.)

Ti raccontero` il casino che mi porto dentro.

Cerco completezza nell`uso del colore. Quei vuoti che non so riempire tento di sommergerli col pigmento puro, nessun angolo libero. Nessun respiro.

Il foglio non deve vedersi. La base non deve esserci. La schiena non esiste.

Quando faccio l`autistica cosi`, a dipingere, dopo un po` mi rendo conto che e` come scrivere un romanzo: ogni pigmento un capitolo diverso; lo stacco del pennello dalla superficie, l`inizio di un nuovo paragrafo.
E ci vuole tempo. E ci vuole attenzione.
E ci devi mettere dentro tutte quelle cose di te stesso che non vuoi dirti, incluso l`amore.

Incluso il dolore, il disgusto, il rancore.

Incluso il terrore.

Non puoi tornare indietro, non puoi cancellare quello che e` gia` stato messo. Puoi solo aggiungere. Al limite, si`, puoi sovrapporre qualcosa, ma cancellare la stesura gia` asciutta con un`altra tintura, come se la prima non ci fosse mai stata, no, quello no.

(Dio che ansia.)

Ciao mondo

C`e` che se non mi do` una regolata – perche` si`, zio pignatta, lo ammetto: ho un problema. Credo. Forse. Forse pure piu` di uno – non potro` mai avere una relazione normale – normale? Ma sara` corretto come termine? Meglio metterlo tra virgolette, va` – “normale”, la relazione, dicevo; averla non potro`. Perche` ogni tanto (altrimentileggasicome “PREMESTRUO”) lo so, brutta ciofeca di un metabolismo, che ho l`impressione di non poter piu` resistere e che andrei ad elemosinare dal primo topo che passa. Lo penso, si`. Pero` in realta` sono molto meno libera di quanto voglia credere. (Meh, l`ho deciso io di essere cosi`; ci lavoravo su almeno da quando avevo quindic`anni.)
(Non lo so perche`, forse volevo essere il personaggio sempre incazzoso e misterioso super fico e affascinante, boh. Ero una bambina molto stupida e molto timida.)
In conclusione (?), i pali che ho messo sono molto piu` in profondita` e piu` vicini tra di loro di quanto volessi credere. (E far credere?)
Io non voglio finire a vivere da sola, oh.
Non ho piu` sedici anni, non credo piu` alla balla che si puo` vivere (bene) da soli; non funziona cosi`. L`uomo e` un animale sociale, ha bisogno del branco per vivere bene, quali che siano i pro e i contro (e sappiamo tutti molto bene che se non era per la forza del gruppo non sarebbe andato poi tanto avanti nella catena evoluzionistica, l`Homo Sapiens).
Voglio riprodurmi; voglio dare un senso a questo codice genetico. Voglio un succhiotto. Chissa` com`e`, un succhiotto! Sarebbe tanto una cosa carina (?)! Poi con la pelle sensibile che ho io, chissa` che esce fuori!
Comunque: se per la prossima settimana non e` cambiato qualcosa, parlero` seriamente coi miei per andare dallo strizzacervelli. E smettero` di usare i social network. Totally. Completely.
E prova, ti prego Silvia, ti prego, prova a smetterla di scappare. Se ti senti di vomitare, vomita, ma poi pulisciti e rialzati. Barcollando, si`, con le gambe che tremano, pure. Ma vai avanti. O ti congelerai in un tempo che ti uccide tutti i giorni.
Rispettati un po` di piu`, vuoi?
Non dico amarti, ma rispettarti, quello si`.

E se finissi zitella non potrei neanche diventare gattara. Se non e` ingiustizia questa, oh.

Giorgione (Tribute)

Bei ricordi di quando l`anno scorso studiavo pseudo-seriamente.

“Gione che corre felice in Pianura
per la Padania a dipinger campagne
con il colore che è tutto tonale
paesaggi e persone in perfetta fusione.

La prospettiva non è mai con squadre
solo a colori di toni e contrasti
ma tanto è bello e quindi va bene
che la prospettiva è finta ma figa (?).

Gione caro Gione
porta con te colori e pennelli.
Gione bello Gione
dipingi da te una rara bellezza.
Gione triste Gione
non si sa se è roba tua per davver!

Gione felice con le sue pale d’altare
Conversazioni in aperta campagna.
Dipinge pei patrizi quasi ogni giorno
perché con gli altri nulla c’ha ‘a spartire.

Gione che è sempre a dipinger in Bottega
col Tizianino che impara carino
tra una Tempesta e una Venere in ninna
è tutto bello, meglio che la Pimpa (?) !

Gione caro Gione
porta con te colori e pennelli.
Gione bello Gione
dipingi da te una rara bellezza.
Gione triste Gione
non si sa se
è roba tua per davver!”

Listening to the sound of the water as it fills the night

”What will I see when I go to
the end of the world?”

-End of the World, TRAX -

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Dalla melma non ti ci puoi tirare fuori da solo.
Almeno qualcuno che ti porti alla sorgente per levare via il marciume ti serve.

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Prima mi e` caduta l`otturazione da un dente. E` stato brutto – non fisicamente, eh; stavo mangiando, ho sentito qualcosa di duro e dopo aver sputato fuori il metallo mi sono accorta di avere un buco in bocca -; e` stata brutta la sensazione che ho provato, tanto che stavo per mettermi a piangere . Ovviamente senza sapere perche`.

Due ore dopo, ho realizzato che una parte di me, piccola, silenziosa e grigia, ci ha immaginate crollare.
Il corpo cede sgretolandosi da dentro, non c`e` piu` via di fuga, non c`e` piu` spazio per sotterrare lo schifo che non vuoi vedere  < una cosa un po` cosi`. (Dramaqueen, anybody?)
Brutte, brutte robe. E` anche per questo che mi castro, per evitarmi immagini del genere. (Immaginate se non mi castrassi, poi! Allora sarei davvero una compagnia insostenibile!)

Comunque.

Sono in mezzo al marciume. Di nuovo. Ma questa volta per terra!

Fuori piove tantissimo.
Fa freddo.
Non so come concludere questa sottospecie di post, quindi, here, take a picture!

Del perche` difficilmente tornero` mai al Correr

Oggi sono andata al Correr per vedere Klimt.
Salgo le scale, entro nella biglietteria e mi metto in fila; intanto che son li` chiedo a delle ragazze in pausa l`orario migliore per godersi la mostra: “Oggi C`E` poca gente”, mi fanno , aggiungendo che nei fine-settimana e` una guerra, “e l`ora migliore e` per pranzo, cioe` adesso”.
Ottimo, mi dico, giornata di culo.

E invece no.

Al mio turno, mostro il tesserino dell`Accademia e chiedo lo sconto.
“Sono 10 euro”, mi risponde la cassiera. Evidentemente devo averla guardata malissimo, in quanto ha aggiunto “e` perche` e` Klimt”.
[SPIEGAZIONE]
Dovete sapere che di solito il biglietto intero al Correr costa 16 euro, ridotto 8.
[/SPIEGAZIONE]
Klimt e` Klimt, mi dico, la mostra varra` il salasso. Le porgo quindi il bancomat, ma lei mi guarda spaurita. `zzohaadesso?
“Non abbiamo il bancomat.”

NON

ABBIAMO

IL

BANCOMAT

…al Correr.
AL CORRER?
AL CORRER!

Mi sono fatta violenza per non portarmi le mani all`inguine ed esclamare, gioiosamente: PUPPAMELA.

Tutti a dire che l`Arte e` bella e che bisogna  favorirla, soprattutto i giovani debbono imparare ad amarla! E allora forza, rendiamogli la questione piu` gradevole scontando le entrate nei luoghi d`arte! Soprattutto le esibizioni piu` importanti! Soprattutto per gli studenti d`Arte! Si`! Cosi`! Scontiamole!

SCONTIAMOLE DI DUE EURO. 8D

Due euro.

Perche` il biglietto totale per guardare Klimt e` di 12.

Me l`han detto, eh, che gli studenti in generale siano sempre pieni di soldi.

“Allora tornero` un`altra volta.”

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Silvia Sabatti rivista “La pioggia nel pineto” di Rapagnez:

“Taci. Sulle soglie 
del Correr non odo 
parole che dici 
umane; ma odo 
parole piu` nuove
che parlano porci e bestemmie
lontane…”

Mi ero dimenticata di mettere il titolo

“Questa giornata è iniziata male, sta continuando male e finirà male. #PORCOBUEO”
Questo era quello che pensavo 6 ore fa, alle 14.00, prima di uscire di casa per andare a lordarmi in Accademia.
Sono andata a dormire alle 6.30-7.00 con l’intenzione di alzarmi un paio d’ore dopo, che ho ancora un sacco di cose da fare (le tavole, porcamerda, quellefottutissimetavole). Mi sono svegliata alle 12.30. (No bene I.) Continuava a cadermi roba dalle mani e credevo di aver perso i soldi dell’affitto. (No bene II e III.) Mi è venuto il ciclo. (No bene IV, ma almeno spiega perché abbia dormito fino a mezzogiorno. Io non dormo MAI fino a mezzogiorno.) Non avevo disegnato niente di quello che dovevo disegnare, de novo. (No bene ∞.)
E vabbeh.
Tante belle prospettive di sviluppo, insomma.
Prima di uscire ho chiesto ai Lari in cucina, ad Apollo e ad Hecate di scusarmi, che metterò a posto sabato, però se per favore mi aiutano a superare questo periodo potrei evitarmi l’ulcera che temo di stare sviluppando. (E la mia faccia fa sempre più schifo.)
In Accademia ho inciso due lastre e ne ho ripresa un’altra. Però ho fatto solo due stampe (e in ammollo di fogli ne avevo 4, ma vabeh).
Su una delle lastre ci ho disegnato la nonna. Solo mezza faccia, taglio verticale. Ho fatto tante rughe e tante rughe. Quando l’ho mostrata alla prof, ha detto: “Ma sembra un’albero! Qua ci sono le radici.” e io, senza pensarci: “Eh, era un tipo molto così.” e lei: “Una tosta.”.
Ho annuito.
Non ci avevo mai pensato, a mia nonna in questi termini.
Era una quercia, lei, effettivamente. Metaforicamente e letteralmente (era ben piazzata, eh). Una matrona vecchio stile. Cinque figli immagino siano sempre cinque figli, mica pesci rossi.
A pensarla la ricordo sempre seduta dritta, sulla sedia del davanzale. Immota. Stava lì, punto di riferimento. Come un albero. (E immote erano anche le sue lamentele e l’angst e l’ansia, ma non è questo il punto.)
Sull’altra ci ho fatto il ritratto di Pandora (*C*). E’ venuta carina.
Non mi ricordo come si è sviluppato il discorso, ma prima di andare via ho detto “Almeno adesso [dopo più di un anno di stampe merdose a caso e brutte, nd] ho capito cosa sviluppare” e la prof “Eh, è perché è ciò che sei”.
C’è stato un movimento strano nel corpo, in fondo, tra lo stomaco e la spina dorsale. Forse un brivido.
“E’ perché è ciò che sei.”
Davvero posso dire di essermi trovata? Lo scopriremo solo continuando a provare coi ritratti.
(Dio mio, quanto mi piace tutto quello schifo. Le mani nere di bitume o inchiostro, la puzza di petrolio, gli acidi, il biancodispagna. Tutto così sporco. Tutto così IN PERENNE DIVENIRE.)

Qualche giorno fa avevo iniziato un post. Brutto. Faceva così:

“Look, if you had one shot, or one opportunity
To seize everything you ever wanted in one moment
Would you capture it or just let it slip?

Success is my only motherfucking option, failure’s not~”

– Lose Yourself, Eminem -

Cado. Cado tantissimo. Cado davvero tantissimo.
Non è bello per niente.
“Un passo indietro ed io già so di avere torto, e non ho più le parole.”
Sono ricaduta ad ascoltare i Negramaro, non so quanto la gravità di questa cosa sia percepibile.

E’ una di quelle sere (? notti? sono le 2.18 mentre scrivo) in cui finisco a fare autoanalisi (!) spinta dal senso di colpa e dalla procrastinazione. Perché sì, pur di non studiare do dà mangiare all’angst!troll che ho dentro. Ognuno ha momenti del genere, andiamo. Ogni tanto ci fa sentire “giustificati”, macinarci dentro.

“Come sempre sei, nell’aria sei, tu aria dai, e mi uccidi. Tu come aria in vena sei.”
Vorrei provarla, una sensazione del genere.

Stasera tornando a casa Euterpe mi ha trollata. (Euterpe è il mio lettore mp3. Euterpe è la Musa della musica, per chi non lo sapesse.)

Ero lì che caracollavo sulla via del ritorno, quando è iniziata “E’ stato un attimo”, di Mario Venuti. Leggiamo il testo:

“C’è stato un momento in cui
mi è sembrato capirci qualcosa
vederci più chiaro in mezzo alle trame che intreccia la vita
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.
C’è stato un momento in cui
si è mostrato il disegno divino
perfetto equilibrio tra tutte le forze
del bene e del male
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.
E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre.

C’è stato un momento in cui
si è intravista la meta lontana
la vera ragione del nostro passaggio su questo pianeta
ma è stato un attimo
soltanto un attimo.

E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre

fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre

E’ tutto chiaro improvvisamente
dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre
fa troppa luce la parola sempre
fa troppa luce
fa troppa luce
fa troppa luce la parola sempre~”

…minchia (1) Mario. Minchia.

Subito dopo c’è stata “Fade to black”, coverata dagli Apocalyptica. E’ solo strumentale, ma leggiamo comunque il testo dei Metallica:

“Life, it seems, will fade away
Drifting further every day
Getting lost within myself
Nothing matters, no one else

I have lost the will to live
Simply nothing more to give
There is nothing more for me
Need the end to set me free

Things not what they used to be
Missing one inside of me
Deathly lost, this can’t be real
Can’t stand this hell I feel

Emptiness is filling me
To the point of agony
Growing darkness taking dawn
I was me, but now he’s gone

No one but me can save myself, but it’s too late
Now I can’t think, think why I should even try

Yesterday seems as though it never existed
Death greets me warm, now I will just say goodbye, Goodbye~”

…minchia (2).

Subito dopo, “Tutti a casa” dei Velvet. Leggiamo il testo.

“Ho un’infinità di cose da dirmi e
non trovo le parole.
Quelle più giuste
ho il coraggio di dirmele,
le più sincere no.
Posso fare a meno di me
lo posso dimostrare
io senza me posso andare a mare e
mi troverei divertente
insieme a tanta altra gente
come me.

Anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
ci riproverò

sono me stesso quando non mi imito
e non mi vesto bene
(come vesti tu)
se il mio cane non dimostra affetto
allora è come me
io posso avere un difetto
ma è da dimostrare
io senza me posso anche giocare
a fare il nuovo presidente
di un popolo che non conta niente

anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
tutti a casa

anche se solo io non ci sto
continuerò all’infinito
a vivere da solo ancora
se non va bene allora
ci riproverò

anche se solo per un attimo
mi amerò all’infinito
mi stringerò in un abbraccio ancora
se non va bene allora
tutti a casa

anche se solo io non ci sto
continuerò all’infinito
a vivere da solo ancora
se non va bene allora
ci riproverò~”

…minchia (3).

Mi sono sentita un po’ trollata. Che sia merito di Euterpe, Hecate, Apollo o i Lari, grazie.

Ringraziateli sempre, i vostri dèi. Ringraziate sempre chi vi circonda. Non c’è abbastanza gratitudine nel mondo, solo sempre più avidità.

(Per ascoltare bisogna fare attenzione.)
(Per ascoltare bisogna volerlo.)

Il Razzo – Oscar Wilde

“Ma come, chiunque può essere provvisto di senso pratico, purché non abbia immaginazione. Io invece possiedo un’immaginazione grandissima, poiché non penso mai alle cose quali realmente sono, le penso invece sempre come del tutto diverse dal vero.”

Throw your soul

“Throw your soul through every open door

Count your blessings to find what you look for

Turn my sorrow into treasured gold

You pay me back in kind and reap just what you sow~”

- Rolling in the deep, Adele -

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E’ molto curiosa la sensazione che si prova quando è il tuo professore di Anatomia a farti realizzare cosa c’è di sbagliato che non va in te.

Curiosa davvero.

In realtà lo sapevo già, però mi sono sempre impegnata molto per non affrontare il problema seriamente (appunto per restare in tema col motivo). Eh.

Il motivo per cui non riesco a migliorare nel disegno anatomico è molto semplice, e il prof (che fa questo lavoro da trent’anni, almeno, e nell’Arte di sicuro lui ci nuotava già quando ancora era nel liquido amniotico della madre) l’ha capito subito. “Mh”, ha fatto, quando ha iniziato a sfogliare in fretta i disegni, mentre con l’altra mano si sosteneva il mento.

“Mh.”

Quando ha finito si è girato verso di me, che mi aspettavo commenti su quanto sia incapace e osservazioni su quanto sarebbe il caso che cambiassi corso.

E invece no.

E invece ha detto “A me non interessa che copi dal libro, o la figura come la vedi. Non voglio disegni che siano belli. Mi interessa che ti metta alla prova per fare le sezioni, le viste di scorcio. Voglio che tu ti butti, perché qui concretamente non hai fatto niente. Gli altri non è che sono più bravi di te, semplicemente si sono messi alla prova e qualcosa hanno ottenuto.

Porca puttana se è bravo.

E’ stato gentile. E’ stato troppo gentile. Avrei preferito mi maltrattasse, così almeno avrei avuto la scusa per scappare ancora (o almeno avrei avuto la scusa per sentirmi meno in colpa).

Mentre stavo seduta lì accanto annuendo e dandogli ragione (perché ha SOLO ragione), ho realizzato che questo comportamento lo applico a qualunque cosa.

Ai rapporti umani.

Allo studio.

Ai giochi.

Alle parole crociate.

Non mi butto mai, io. Lo vorrei tantissimo; ci provo un po’ meno.

Quando la situazione si complica e non vedo subito la soluzione, abbandono il lavoro e vado via.

Certo che è difficile andare contro la propria natura per stare meglio, eh.

Perché la catarsi deve sempre essere così maledettamente difficile?